L’approfondimento sulla discalculia evolutiva inizia con l’esame, fin troppo ricco e dettagliato, di diversi modelli teorici sulle funzioni cognitive e/o neuropsicologiche coinvolte nelle abilità matematiche di base.
Alla fine l’autore sembra privilegiare il modello di McCloskey, che distingue 3 principali sottosistemi funzionali:
· comprensione e produzione del numero (lettura e scrittura di numeri)
· rappresentazioni interne astratte
· calcolo
o recupero di fatti aritmetici (tabelline, operazioni entro il 20)
o procedure e algoritmi delle operazioni aritmetiche
I disturbi possono interessare selettivamente un sottosistema piuttosto che un altro e richiedono perciò un’attenta osservazione diagnostica.
Anche nel caso della discalculia, come già per la dislessia, è possibile affiancare al modello funzionale un modello diacronico che prevede diverse fasi di sviluppo delle abilità aritmetiche e consente di individuare eventuali “blocchi” nel percorso ordinario:
· capacità di enumerazione di insiemi
· acquisizione del concetto di cardinalità di un insieme
· acquisizione della convenzione posizionale che produce la notazione numerica decimale
· abilità cognitive coinvolte nel problem solving:
o comprensione del testo del problema
o rappresentazione
o categorizzazione
o pianificazione del procedimento solutivo
o svolgimento
o autovalutazione
A parte quest’accenno finale, bisogna dire che le abilità coinvolte nella risoluzione di problemi, abilità molto più complesse di quelle meramente di numerazione e di calcolo, sono trascurate rispetto all’aritmetica elementare. Del tutto ignorata la geometria.